La lapide ai caduti italiani di Kos

Il Dodecanneso diventa parte del Regno d’Italia dal 1912, dopo essere stato per più di 500 anni sotto il dominio dell’Impero Ottomano.

L’arrivo degli italiani nelle isole del Dodecanneso rappresenta per questo arcipelago greco di fronte alla costa turca un periodo di grandi rinnovamenti, perchè gli italiani, durante la loro permanenza durata fino al 1943 costruiranno sulle isole strade ed ospedali, reti fognarie e porti, di cui ancora oggi restano tracce in quasi tutte le isole.

Il dominio degli italiani sulle isole del Dodecanneso è sempre stato contraddistinto da una forte tolleranza nei confronti della popolazione locale, e non è difficile ancora oggi incontrare anziani greci che non solo parlano l’italiano, ma che raccontano della presenza italiana in termini lodevoli. Qualche episodio oscuro c’è stato, come la sanguinosa Pasqua di Sangue del 1919 a Monolithos, sull’isola di Kos, ma sotto la lunga reggenza del governatore Mario Lago, non si registreranno molti altri episodi di insofferenza nei confronti degli italiani.

Anche a Kos, come succederà in maniera ancora più drammatica a Cefalonia ed a Leros, la guerra avrà risvolti tragici per i soldati italiani di stanza sulle isole. Caduta l’isola sotto i nazisti, dopo una disperata quanto inutile resistenza, di inglesi ed italiani alleati dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, 103 soldati italiani, ufficiali del 10° Reggimento di Fanteria “Regina” saranno fucilati perchè si rifiuteranno di collaborare. Oggi è possibile visitare la lapide che ricorda l’episodio nel cimitero cattolico di Kos con i nomi dei 103 caduti, ed il luogo della strage, sulla strada che da Tingaki porta a Marmari, dove, dal 2008 c’è una croce in legno con una placca che ricorda l’accaduto.

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