Rodi ottomana

Una delle caratteristiche delle isole del Dodecanneso, di cui Rodi per molto tempo ed in diverse epoche è stato il centro amministrativo, è la moltitudine di religioni che qui si professavano.

Dai cristiani ai musulmani, dagli ebrei agli ortodossi per secoli l’isola di Rodi è stato uno dei luoghi di maggiore tolleranza religiosa. Anche durante la dominazione italiana tale molteplicità di culti sarà rispettata, almeno fino alla seconda guerra mondiale, quando la comunità ebraica di Rodi sarà in larga parte deportata nei campi di sterminio ed oggi è praticamente scomparsa.

Tale pluralità di fedi si può ancora oggi osservare se si guarda ai tanti e differenti luoghi di culto che ancora oggi caratterizzano il territorio dell’isola.

Per esempio le moschee che sull’isola di Rodi sono 14, testimonianza della lunga epoca, iniziata nel 1522 e terminata con l’occupazione italiana dell’isola nel 1912, della dominazione turco ottomana.

A sud del Palazzo del Gran Maestro si trova la Moschea di Suleiman che svetta in cima alla collina è forse una delle più rappresentative della presenza ottomana sull’isola, costruita proprio in seguito alla conquista accanto alle rovine della cristiana Chiesa degli Apostoli, caratterizzata da un bel portale risalente all’epoca rinascimentale, domina dall’alto una serie di stretti vicoli in cui un tempo si ambientava il tradizionale bazar, che oggi si snoda fiancheggiando Socratous Street in una serie di negozietti prevalentemente dedicati ai turisti.

Di fianco alla moschea l’antica biblioteca islamica, che conserva preziosi e rari manoscritti coranici e poco oltre un’interessante caffè turco: Al Diwan, all’interno della Corte di Imaret.

Da citare anche la Moschea di Recep Pascià e la tomba-moschea di Murat Reis, risalente al 16° secolo.

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